Amanti e poco di buono

L’arte a volte gioca in casa; arriva senza bussare. E poi celebrazioni, cinquanta post sul mio blog, date, avvenimenti da festeggiare. Il 1 maggio e lavorare, lavorare molto. Di fantasia principalmente. Per fare sì che di quelle date ce ne siano sempre di nuove e tante. Leggo libri, in particolare uno, interessantissimo, che ha scritto un mio amico e che sottolinea l’importanza di festeggiare sempre quando si raggiunge un traguardo che ci si era prefissati, anche se piccolo.

Festeggio dunque a modo mio, vorrei dire per essere viva, per avere il tempo, il modo e lo spazio di festeggiare. E’ una cosa piccola, no, non direi. Qualcuno ha detto che il tempo è denaro, qualcuno rincara suggerendo che non è vero, poichè è molto di più. Propendo per la seconda versione. Uso allora il mio tempo su queste pagine che mi permettono di sfogarmi, di essere più me stessa che altrove. La tentazione è sempre quella, di parlare di altro, di altri, scivolo ripetutamente nelle mie tendenze e ne sono anche felice perchè questo mi dà la possibilità di scrivere e scoprire o riscoprire argomenti, autori, storie e suggestioni importanti.

Allora per oggi farò così: parlerò un po’ di me e un po’ di un’altra persona, cinquanta per cento, cinquanta sfumature di me e cinquanta no. Poi giocherò questo numero alla cabala, che è già la terza volta che ritorna.

Martedì sera ho presentato, con un reading, il mio libro di poesie Di VERSI AMORI in quel di Torino, dove vivo, al circolo culturale Amantes, un posticino in centro che trovo adorabile, una sorta di piccolo teatro con aria da club e in salsa un po’ swing, un po’ rock. Ad accompagnarmi c’era un bravissimo musicista Fabrizio Zanotti, e la vera chicca sta qui. Ho esaurito la parte dedicata a me, vorrei raccontarvi un po’ di lui.

Fabrizio è innanzitutto divertente: anche forse per il fatto di conoscerci appena, ce la siamo giocata sul filo delle battute e i nostri tempi ironici, se così si può dire, sono simili: basta uno sguardo per sapere quando è il momento di fare una battuta. Magari è il classico colpo di fulmine, forse in una relazione artistica seria non potremmo stare, chissà. Sarà il tempo a dirlo.

Poi Fabrizio sorride tantissimo con gli occhi, caratteristica che, in chiunque sia manifestata, mi colpisce ogni volta; di più persino, oserei dire che arriva a commuoversi in certi momenti, quando parla di poesia, di testi, dell’enfasi emotiva che richiede una lettura o una canzone.

Fabrizio, soprattutto, è un ottimo interprete ma prima ancora, un grande compositore, di testi e musiche: appartiene a quella categoria di cantanti molto dotati e talvolta penalizzati dal panorama e dalla sensibilità artistica italiana. Un amico comune, con cui abbiamo collaborato entrambi, ci ha messo in contatto. Sono stata fortunata a conoscerlo, anche un po’onorata. La mia poesia ne ha guadagnato, ad ogni lettura di un componimento mi sono sentita investita di una maggiore responsabilità, in parte per via dei suoi consigli, in parte per la voglia che sentivo dentro di doverlo fare bene, meglio di altre volte.

Nel nostro piccolo spettacolo che ho intitolato Solo gli amanti sopravvivono…nei versi ho capito quanto l’arte sia infinita, quanto cambi e cresca a seconda di chi hai davanti, o di fianco, a seconda che le persone che ti ascoltano lo facciano ad occhi chiusi o aperti, a seconda di quale luce ci sia sul palco e oltre. E’ come una creatura che necessita di impegno e nutrimento costante: scrivere non è che la partenza.

Mi sento nuda talvolta di fronte a queste sensazioni, ed è una nudità di me che riesco a tollerare, con molta più naturalezza che in altre situazioni che mi richiedono di aprirmi in profondità. La poesia riesce a farmi stare bene in mezzo alla gente, armonizzando simultaneamente alcune delle mie tendenze, che vanno dall’orsite acuta alla battutaggine compulsiva.

E quando poesia è anche musica ed in musica, l’alchimia è ancora più forte. Scegliendo tra i testi di Fabrizio, oggi ci tengo in particolare a raccontarvi di quello della sua canzone Poco di buono che proprio una settimana fa ha ricevuto il premio “Ponti di Memoria per l’impegno civile”, conferitogli al teatro dal Verme di Milano. Un riconoscimento di tutto rispetto, che ci dice qualcosa di assai significativo di questo sorprendente autore.

Il testo narra dell’impresa di alcuni ragazzi partigiani di Ivrea che, rischiando la vita, la notte della vigilia di Natale del 1944, realizzano una missione che impedisce alla città di essere bombardata dagli inglesi. Una storia viva, vera, di uomini che sventando il bagno di sangue, finiscono in un testo e nella memoria di una città. Quanto sarebbe più ricco il mondo se infinite storie come queste potessero essere ricordate e raccontate, non perse nell’oblio, come invece il più delle volte succede.

Per gli amanti è più facile sopravvivere nei versi, lì ci sarà sempre qualcosa da raccontare, qualcuno che lo farà, parlando magari di se stesso. E ciascuno, ascoltando o leggendo, si sentirà almeno un po’ parte in causa. L’impegno civile è più complesso, sottile, è diverso, non tutti sanno attuarlo, non tutti manifestarlo cantando. E proprio mentre scrivo realizzo che un altro Fabrizio, un immortale, lo ha fatto in maniera irripetibile, segnando le sensibilità di tutti noi che amiamo le parole, almeno quanto le storie che ci stanno dietro. E lo ha fatto anche parlando del resto, delle altre realtà che nella vita ci innamorano e ci torturano.

Speriamo allora che ciò sia di buon auspicio. Come certamente per me è di grande ispirazione. Vi lascio con questa emozionante canzone e la sua storia mentre ho in testa il titolo di una prossima poesia.

 

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